Giacomo Puccini, Vita e Opere
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1 E Lucevan le Stelle - "Tosca" (Mario Del Monaco)
2 Nessun Dorma - "Turandot" (Mario Del Monaco)
3 Che Gelida Manina - "La Boheme" (Luciano Pavarotti)
4 O Soave Fanciulla - "La Boheme" (Luciano Pavarotti)
Giacomo Puccini, nato a Lucca nel 1858,
fu il più importante compositore italiano della generazione
post-verdiana. Discendeva da una numerosa casata di musicisti,
direttori d'orchestra e compositori e si dava quindi
per certo che avrebbe ereditato il talento e l'interesse per perpetuare
il mestiere prescelto della sua famiglia. Subito dopo
la morte prematura del padre, alla tenera età di sei anni ricevette in eredità non solo
il posto di maestro del coro e organista nella chiesa di San Martino,
ma anche quello di docente di musica al Collegio Ponziano.
Dal momento che la madre aveva delle grandi aspettative nei suoi confronti, decise di affidarlo
al fratello Fortunato Magi perché potesse impostare la sua istruzione musicale e lo studio del piano.
I risultati di questa educazione non furono tuttavia del tutto positivi:
Puccini non era affatto un bambino prodigio.
Nel 1876, a soli 13 anni, il giovane Giacomo andò
a piedi fino a Pisa, che da casa sua distava circa
20 chilometri,
per assistere alla
rappresentazione dell'opera più recente di Verdi, Aida.
Questo evento si rilevò decisivo per il
suo futuro poiché il ragazzo rimase letteralmente estasiato dall'opera.
Nel 1880 Puccini si trasferì a Milano per perfezionare i suoi studi al Conservatorio, per i quali
ricevette da parte della
regina Margherita una borsa di studio di cento lire mensili
per un anno. Anche suo zio, il procuratore legale Nicolao Cerù, gli assicurò un
prestito perché potesse far fronte alle spese di mantenimento.
A Milano Puccini studiò quindi con Antonio Bazzini e Amilcare Ponchielli.
Durante questo periodo milanese fu assiduo frequentatore di teatri e tramite
la mediazione di Catalani entrò in contatto con Arrigo Boito, Franco Faccio,
Marco Praga e gli ambienti della scapigliatura. Tra le composizioni di
questi anni spiccano un Preludio Sinfonico e un Capriccio Sinfonico scritto
come saggio di diploma.
Il successo del "Capriccio" favorì l'incontro con il
poeta e giornalista Ferdinando Fontana, all'epoca librettista.
Dalla loro collaborazione nacquero due opere Le Villi (1883) ed Edgar (1889).
Con "Le Villi" Puccini e Fontana parteciparono a un concorso
di composizione promosso dalla casa editrice Sonzogno.
Purtroppo non riuscirono a vincere, ma grazie all'intervento del compositore e librettista
Arrigo Boito e del drammaturgo Marco Praga, l'opera venne rappresentata il 31 maggio 1884
al Teatro Dal Verme di Milano con il titolo originale Le Willis
(che in seguito con le varie modifiche apportate divenne
"Le Willi" su suggerimento della casa editrice Ricordi). Quest'iniziativa suscitò l'interesse
dell'editore Giulio Ricordi che gli commissionò l'opera Edgar che,
nonostante lo scarso successo, suggellò
il legame duraturo tra Puccini e la casa editrice Ricordi.
Puccini ottenne la consacrazione definitiva come operista
con Manon Lescaut, tra i lavori pucciniani quello che riscosse
più successo. Rappresentata per la prima volta al Teatro Regio
di Torino il 1° febbraio 1893 (otto giorni prima del Falstaff di Verdi),
il libretto dell'opera nacque dalla collaborazione di più librettisti, tra i quali ricordiamo
Ruggero Leoncavallo e la coppia Luigi Illica e Giuseppe Giacosa.
Quest'ultimi, insieme alla consulenza
di Ricordi, affiancarono Puccini nella realizzazione delle tre successive opere:
La Bohème, Tosca e Madama Butterfly.
Rappresentata nel 1896 al Teatro Regio di Torino, La Bohème non venne acclamata così
entusiasticamente come Tosca, messa in scena a Roma al Teatro Costanzi nel 1900.
Il 17 febbraio 1904 Madama Butterfly venne rappresentata a Milano e fu un vero fiasco.
Puccini si rese quindi conto che erano necessarie alcune modifiche e infatti,
dopo averle apportate, due mesi più tardi la rinata "Butterfly" si rivelò subito
un grande successo al Teatro Grande di Brescia.
Nello stesso anno Puccini sposò Elvira Gemignani,
la vedova di un commerciante di Lucca,
con la quale viveva già dal 1886
e che gli diede un figlio nel 1896. Già dal 1891 la famiglia di Puccini
viveva a Torre del Lago, dove rimase fino al 1921.
La prima decade del secolo si rivelò un periodo
molto travagliato della vita privata di Puccini.
Nel 1903 rimase gravemente ferito in uno dei primi incidenti automobilistici in Italia.
Oltre alla morte nel 1906 del suo prezioso collaboratore, il librettista
Giuseppe Giacosa, nel 1912 a Puccini venne a mancare
anche Giulio Ricordi, l'editore che per anni l'aveva saputo
indirizzare in modo da sfruttare al meglio le sue qualità. Poi nel 1909 la moglie Elvira gettò la sua
casa nello scandalo accusando Puccini di avere una relazione intima con la loro
domestica. Elvira denunciò pubblicamente la povera ragazza che, per l'enorme tensione emotiva,
si suicidò. La corte valutò il caso decretando infine l'innocenza della ragazza.
Quest'esposizione pubblica della sua vita privata turbò Puccini nel
profondo e lo gettò in uno stato d'animo d'agitazione: questa fu la causa principale
del lungo periodo di inattività prima della sua opera successiva, La Fanciulla del West, basata
su dramma di David Belasco. Da questo dramma Guelfo Civini
e Carlo Zangarini scrissero il libretto per La Fanciulla del West
che venne rappresentata per la prima volta
al Metropolitan Opera di New York nel 1910. A causa di alcune divergenze d'opinione
con Tito Ricordi, figlio di Giulio, nel 1912 Puccini accettò una commissione da parte
dei direttori del Karltheater di Vienna per la composizione di un'operetta:
venne così prodotta La Rondine. Questa non fu certo una delle
opere migliori di Puccini, ma venne comunque accolta calorosamente.
Durante la composizione de La Rondine, Puccini iniziò a comporre anche il cosiddetto Trittico,
ossia Il tabarro, basato sul libretto di Giuseppe Adami, Suor Angelica e
Gianni Schicchi, basati sui libretti di Giovacchino Forzano.
Durante tutta la sua vita Puccini ebbe un ruolo
molto attivo nelle sue opere, facendosi coinvolgere
in prima persona in molte questioni relative alla loro
produzione, dalla selezione dei cantanti e dei direttori d'orchestra alla scelta delle
sedi di rappresentazione. Girava il mondo per assicurarsi che tutto venisse realizzato correttamente.
Questi viaggi lo aiutarono a far pubblicità ai suoi lavori:
la partecipazione del grande maestro alle prove
e la sua presenza alle rappresentazioni suscitava molto l'interesse
del pubblico. Puccini era molto più interessato alla
qualità che alla quantità e infatti scrisse soltanto dodici opere.
Anche se in alcune delle sue musiche si possono notare influssi di compositori
tedeschi, francesi e austriaci, egli in realtà non si spinse mai troppo lontano
dalle sue radici melodiche italiane e dalle suggestioni della sua nativa Toscana.
Nel 1920 iniziò a lavorare a Turandot,
ispirata alla favola teatrale di Carlo Gozzi.
Nell'autunno del 1924, quando mancava soltanto il finale
dell'ultimo atto per completare l'opera,
la sua salute peggiorò a causa di un tumore alla gola
che lo obbligò a sospendere il suo lavoro per sottoporsi a un'operazione.
Venne curato in una clinica a Bruxelles e inizialmente la terapia
seguita sembrò aver successo, ma il suo cuore si affaticò e
Puccini morì il 24 novembre 1924.
Turandot venne quindi completata da Franco Alfano, che basò il finale sugli appunti
che lo stesso Puccini aveva portato con sé durante il suo ultimo viaggio.
Fu proprio Turandot, la sua ultima opera,
ad essere accettata a livello internazionale e accolta come un pezzo standard
di repertorio.
La prima rappresentazione postuma dell'opera al Teatro alla Scala di Milano il 25 aprile 1926
fu diretta da Arturo Toscanini,
uno tra i pochi ad aver potuto assistere alla realizzazione del progetto
finale dell'autore. Il direttore sospese la rappresentazione
proprio nel punto in cui il compositore fu costretto a interrompere il suo lavoro.
La morte di Puccini fu un lutto
per l'Italia intera e per tutti i suoi sostenitori sparsi nel mondo.
Inizialmente il compositore venne sotterrato a Milano,
ma nel 1926 il figlio Antonio fece trasferire le sue reliquie a Torre del Lago
in una piccola cappella privata della villa sul lago dove Puccini aveva composto
i suoi capolavori. Subito Torre divenne spontaneamente meta di pellegrinaggio:
la gente arrivava da vicino e lontano per vedere la casa dove il più famoso compositore
del ventesimo secolo aveva vissuto e lavorato.
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