NAP OLI !!!

Il Canzoniere Napoletano




È Notte a Napoli!


Canzone Eterne
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Addio a Napoli - Enrico Caruso
Comme Facette Mammeta - Bruno Venturini
Dicitencello Vuje - Alberto Cupido
Funiculí, Funiculà - Giuseppe di Stefano
Guaglione - Aurelio Fierro
I'Te Vurria Vasà - Carlo Bergonzi
Luna Rossa - Renzo Arbore & L'Orchestra Italiana
Malafemmena - Roberto Murolo
Marechiare - Carlo Buti
Maria, Marí - Beniamino Gigli
Mattinata - Ubiratan Iorio
'O Paese d'o Sole - Luciano Pavarotti
O' Sole Mio - Mario Del Monaco
Santa Lucia Luntana - I mandolini napoletane (Edoardo Alfieri)
Silenzio Cantatore - Giacomo Rondinella
Torna a Surriento - Tito Schipa







La Canzone Napoletana





Nella realtà napoletana c’è tutto un mondo
di tradizioni sacre che sono state custodite gelosamente.
Tra queste, la tradizione della canzone
e del canto rappresentano un vero patrimonio di tutto
il popolo napoletano e un’inscendibile identificazione
che supera le differenze sociali, economiche e culturali.
Ma quando nasce la canzone? Nei salotti
napoletani dell’Ottocento, veri e propri luoghi
di incontri della piccola
e media borghesia, dove oltre al ballo e alla musica,
grande spazio
è riservato al canto, soprattutto alle romanze
da (componimenti melodrammatici, esempi iniziali della
prima canzone napoletana). Alcuni fanno risalire la nascita nel 1839
quando il brano Te voglio bene assai partecipò
a una gara canonica pubblica per la festa di Piedigrotta.
Altri datano la nascita dopo il 1880 con Funiculì funicolà.
Com’ è la canzone? La poesia e la melodia
sono gli elementi di riconosibilità, lo stile
cambia a seconda delle esigenze, e il tema è su Napoli:
da sempre musa inspiratrice, con i suoi luoghi, abitanti,
sentimenti contrastanti e ricordi.
Dalla doppia anima di Napoli, dove regnano elementi
opposti, luce e oscurità, gioie e dolori,
passioni e odii, che nasce la canzone napoletana.
-Gli antefatti- La , un componimento vocale di carattere rustico
con testo in dialetto del XVI secolo, rappresenta
uno dei più importanti antefatti
musicali per lo sviluppo della canzone.
L’opera buffa, nata agli inizi del ‘700 sotto forma
d’intermezzo tra gli atti dell’opera, è caratterizzata
dalla messa in scena di scene di vita
quotidiana, dalla parodia e dallo scherno.
I posteggiatori, sono musici poco colti, molti
dei quali hanno preso lezioni di canto o di strumento,
che si esibiscono nei ristoranti e nei ritrovi piu’ rinomati
e frequentati della città e spesso arrivano ad esibirsi
nei teatri pubblici di Napoli.








Gli autori: poeti e parolieri, provengono da diverse
condizioni sociali: dai poeti e letterati di
professione (Di Giacomo, Ferdinando Russo, Bracco, D’Annunzio, Marotta, Cangiullo)
ai giornalisti e agli esponenti della piccola e media borghesia
(Bovio, Nicolardi, E.A. Mario) fino ad arrivare a quelli spontanei,
come Vincenzo Russo, di professione guantaio.
I musicisti: compositori, pianisti e "fischiatori" che hanno creato
melodie per la canzone napoletana sono persone che con diversa
competenza hanno realizzato la musica a canzoni nate per gioco,
per amore, per occasioni particolari.
La tipologia dei musicisti che con diverse cognizioni partecipa
alla produzione della canzone si estende con i cantautori:
Armando Gill, Raffaele Viviani; dopo il secondo dopoguerra con Carosone, Modugno, Gragnaniello,
Di Capri, Daniele, per finire con Conte e Dalla.
Tale filone si manifesta intorno agli anni Venti secondo pratiche
musicali moderne, specie
quelle legate alla produzione anglo-americana: è da questo momento che avviene
una frattura tra le matrici tradizionali e quelle moderne.
Proprio dall’unione di elementi culturali
diversi nasce negli anni Cinquanta il fenomeno Renato Carosone che riscuote un successo dopo l’altro,
tra cui Tu vuo’ fa l’americano, proprio sul tema del contagio culturale con testo in dialetto
e musica con elementi del rock, boogie-woogie.
La sceneggiatura e la macchietta: generi dal carattere teatrale.
La prima nasce nel 1919 come espediente contro le alte
tasse imposte dallo stato sugli spettacoli di
varietà e raggiunge una stabilità con l’uso della canzone drammatica.
La macchietta è un componimento orientato verso la comicità e dipinge
i tratti specifici di un personaggio con spirito caricaturale,
spesso contengono un uso spinto del doppio senso.
Brani di grande successo: Ciccio Formaggio, Dove sta Zazà. Questa sottile ironia di costume si ritrovano
anche in alcune canzoni di Edoardo Bennato, di Joe Sarnataro, Tony Tammaro.
L’interpretazione: componente essenziale dell’esposizione della canzone napoletana.
Molte canzoni non avrebbero avuto tanto successo
se non avessero trovato il cantante giusto.
Un'epoca irripetibile e felice, in cui vissero i poeti
e i musicisti autori dei più famosi capolavori, personalità
eccellenti che si distinguono per la loro cifra caratteristica
dal magma variegato di una tradizione ormai consolidata.
Pittari ne racconta la vita nei suoi aspetti più salienti,
accenna al valore musicale, ma soprattutto analizza, con numerosi esempi, quello poetico dei testi,
meno indagato dalla critica, e mette tutto in relazione alla storia sociale e politica di una città
e di una cultura che tutto il mondo ammira.



Il Presepio Napoletano

“Quanno nascette Ninno a Bettalemme era nott’e
pareva miezojuorno ma le stelle-lustre e belle se vedettono accossì”… (Sant’Alfonso Maria de’ Liguori)




Il presepio napoletano costituisce una delle più alte rappresentazioni
plastiche di un passo del Vangelo perché rappresenta la Divina Natività.
Tanto trova espressione nelle finissime rappresentazioni
della Sacra Famiglia e della discesa degli Angeli, sempre con tutti
i caratteri originari dell'umanità presente in quel determinato momento.
Il Sacro è, quindi, fuso con l'atteggiamento della folla,
che si esprime in tanti e tanti soggetti, tutti protagonisti di quel particolare momento e di essi questa analisi
si propone di rintracciare i caratteri estetici.
La statuina a Napoli è chiamata "pastore",
anima il presepio e rappresenta la partecipazione di tutti
alla Nascita del Divin Salvatore. Essa deve essere idonea
a risvegliare il sentimento e l'emozione di partecipazione
a quel grande Evento, che avrebbe cambiato il corso della storia,
divenendo una pietra miliare della civiltà. Tutti si sentirono chiamati
a testimoniare la loro presenza, non diversamente da quanto accade a quelli che, anche oggi, s
i sentono intimamente presi, coinvolti davanti alla Natività. Primo requisito estetico
del "pastore" napoletano è, quindi, la capacità di evocare quella partecipazione
corale e sofferta ed il volto di ognuno ne esprime l'intimo sentimento.
Il "pastore della meraviglia", rapito dall'estasi, ripreso in vari atteggiamenti
e con vari caratteri dai maggiori creatori sia per il "mezzocarattere" o uomo del ceto medio del Bottigliero,
sia per il "ragazzo rustico" del Gori, sia per il "pastore rustico" del Polidori.






Il "pastore" deve avere altri requisiti che si riportano
all'ambiente ove la Scena è calata e ciò troverà
chiarimento e spiegazione se ci si riporta all'origine
stessa del presepio napoletano ed
a tutto il complesso contesto culturale e sociale
dal quale ebbe origine. G. Borelli conferma che è nel '600 che sorge e si afferma il presepe
napoletano, come ancora oggi viene considerato e nel quale
la Natività è calata nella vita quotidiana del tempo. Si noti che la Natività è sempre presentata con tutti
i caratteri dell'epoca originaria e col contorno degli Angeli, mentre attorno
si agita la convulsa vita popolare e quotidiana dell'epoca, ripresa
in un momento del suo incessante divenire sociale.
I caratteri e le espressioni si atteggiano in una vasta gamma che va dall'estasi
del ricordo "pastore della meraviglia" alla dubbiosa
caratteriologia dello scettico, alla pigrizia del dormiente, nonché dal "Signore" di ceto elevato,
al "mezzo carattere" di ceto medio e, via via dallo
"sciacquante" o bacchettante, ai deformi, detti,
con dubbio gusto, anche "grotteschi" perla loro particolare fisionomia,
fino ai mendicanti. I tratti somatici indicati sono indicati dalle
connotazioni culturali del tempo, che vanno dalla foggia degli
abiti, agli attrezzi da lavoro, al mobilio, alla suppellettile di ogni giorno, fino alla sistemazione
degli ambienti dove quella folla variopinta ruota. Si hanno,
così, le scene tipiche che articolano la vita dell'epoca, come il mercato, la notissima ed immancabile
"taverna", gli ambulanti il gregge con i guardiani, le pecore
ed i cani, il corteo dei Magi, ecc.
Il tutto viene riprodotto con puntuale e scrupolosa
fedeltà che riprende le più minute caratteristiche dei minimi particolari
come accade, per esempio, per gli attrezzi da lavoro,
per le stoviglie, per gli strumenti musicali, per le armi, per gli animali, ecc.
Tale complesso che accoglie la Natività, ha sicura
spiegazione nella situazione storica e sociale dell'epoca. Si deve risalire
al periodo della Controriforma, che impegnò la Chiesa
cattolica in maniera massiccia e vide l'introduzione a Napoli
di nuovi Ordini religiosi e la revisione dei vecchi ordini. La Controriforma trovò
molti ostacoli nella consolidata cultura napoletana, perché
spesso si accostò con spirito critico spesso ironico
alla realtà sociale. Non mancano in materia episodi anche clamorosi
che sfociarono in episodi drammatici: esemplare la rivolta
di Masaniello. Tale posizione vide contrapporsi la classe dominante che si ispirava
ai principi della Controriforma e lo spirito indipend
ente del popolo. Il tutto trovò espressione negli
elaborati artistici dell'epoca.
Si cita pertanto l'opera di Andrea Petrucci
autore della "Cantata dei pastori" ancora oggi rappresentata.
La pittura dell'epoca denuncia dualismo tra coloro che seguono Caravaggio e coloro
che non si discostano dai dettami dell'agiografia ufficiale.
In tale contesto sorge e si atteggia il presepe napoletano
fino a quelle che saranno le successive
più mature espressioni dell'epoca di Re Carlo di Borbone, per declinare nel successivo secolo
per il modificarsi di altre esigenze e di altre culture.
Il presepe segue una sua naturale evoluzione sulla spinta
di fattori socio - culturali e tecnici che vengono via via ad affermarsi,
arricchendo il contesto originale di tipi e di situazioni che accentuano il richiamo al
naturalismo nei manufatti meglio riusciti.


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