Abr. 2017 - LIBERTÀ E LEGGE, VALORI UNIVERSALI

Artigo do Mês - Ano XVI– Nº 181 – Abril de 2017

 [Pubblicato nella Rivista Liber@mente: La Rivista Aperta di Informazione e Diffusione di Conoscenza, numero 1/2017, Gennaio-Febbraio-Marzo di 2017, editata da Fondazione Vincenzo Scoppa, Catanzaro, Calabria, Italia,   https://t.co/CtDcfOdcd3            e www.fondazionescoppa.it]

bruno leoniL’ILLUSIONE DELLE DECISIONI COLLETTIVE

Attraverso la legislazione prodotta dal Parlamento, lo Stato ha ridotto gli spazi delle decisioni individuali

La libertà è possibile solo sotto il governo della legge, che è garanzia contro l’esercizio arbitrario del potere

Nel XX secolo, Bruno Leoni è stato senza dubbio uno dei più grandi difensori dela libertà individuale di scelta. Si è distinto per l’ intelligenza ben al di là della media, il talento, la forza di persuasione e la poliedricità delle conoscenze. È stato uno studioso di vasto sapere di diritto e scienze politiche e, come se non bastasse, conosceva anche le scienze economiche con una profondità solitamente non comune negli uomini di legge. È stato anche un grande critico della prassi legislativa positivista come limitatatrice delle libertà individuale, in particolare quella che interferisce con l’ordine di mercato e lo altera. Ha criticato anche le pratiche elettorali che portano alla fallacia, e alla ditatura, del “governo della maggioranza”, con argomenti inconfutabili. Essi dimostrano che le argomentazioni comunemente prospettate come quelle della volontà della maggioranza sono in realtà convenienza o opportunità di una piccola minoranza, rappresentata da politici, burocrati e imprenditori “assistiti“ dallo Stato.

 

Ha dimostrato che il “common law” stesse perdendo terreno in modo permanente nei confronti della legge scritta e delle autorità amministrative, ed ha sottolineato come la “civil law” in Europa continentale avesse seguito un processo simile all’inflazione, con la produzione incessante, a migliaia ogni anno, di leggi, norme e regole positivistiche. Se fosse vivo, sarebbe certamente un critico severo dei legislatori burocrati del parlamento di Bruxelles.

Per un liberale come Leoni, la libertà è sinonimo di assenza di coercizione imposta da altri. Essa corrisponde al concetto negativo di libertà o di “liberta di”, che si basa sul metodo falsificazionista popperiano.

Affermando che un individuo è libero, il liberalismo intende evidenziare che ha la possibilità di scegliere i propri obiettivi e gli strumenti da utilizzare per raggiungere questi obiettivi, e non è costretto ad agire in un modo che non sceglierebbe volontariamente. La libertà, intesa come assenza di coercizione imposto da terzi, è rappresentata da un campo da gioco, all'interno del quale l'individuo può decidere in ordine ai suoi obiettivi e alle azioni che intende intraprendere.

Naturalmente, la delimitazione della sua zona di operazione deve essere eseguita da un corpo di regole generali e astratte di giusta condotta, vale a dire da leggi, il cui obiettivo principale dovrebbe essere quello di salvaguardare la libertà. A questo punto si può rilevare come non ci possa essere libertà dove non c’è legge, come del resto già osservato John Locke. Dove non c’è libertà negativa - cioè, dove c’è coercizione - gli individui sono inevitabilmente sottoposti alla volontà degli altri, la cui azione arbitraria può costringere loro ad agire o a non agire in determinati modi.

È importante notare come il concetto di libertà negativa difeso da Leoni e dai grandi autori liberali, cioè l'assenza di coercizione, porta necessariamente e naturalmente alla necessità di una protezione sociale contro la coercizione, che dovrebbe assumere la forma di leggi - regole generali e astratte di giusta condotta, emanate al fine di evitare che qualcuno o qualche gruppo possa avere il potere di costringere altri individui o gruppi.

Questa concezione negativa della libertà del filosofo torinere nasce dall’atteggiamento di umiltà che caratterizza la teoria della conoscenza liberale associata a Locke, Hume, Stuart Mill, Hayek e Popper, secondo la quale la nostra ignoranza è inevitabilmente infinita, mentre la nostra conoscenza, anche inevitabilmente, è finita. La legge non dovrebbe limitare o impedire, ma preservare e ampliare la libertà (responsabilmente) individuale, nella tradizione del pensiero liberale. Il liberalismo rifiuta il concetto di diritto positivo, originato dalla giurisprudenza analitica di John Austin, da un lato, e dal positivismo giuridico di Kelsen, dall’altro. Questo concetto incarna una visione puramente formale della legge, identificandola con la propria forma. In altre parole, il positivismo giuridico tende a confondere la legge con la legislazione. Tale devia zione dalla tradizione romana sembra essere il risultato dell’idea errata secondo la quale il Rechtsstaat o Stato di diritto impedisce di per sé la possibilità che la legge sia ingiusta, che spiega, in parte, l'atteggiamento di credere che il diritto possa essere ridotto a un problema di forma e quantità, quando in realtà ciò che più conta è il contenuto e la qualità.

Il diritto positivo rende regola la coercizione ed eccezione la libertà. Nella concezione liberale, la legge deve essere distinta da comandi provenienti dal diritto positivo: una legge che dovrebbe essere prescrittiva, come ad esempio “non uccidere”, o, genericamente, “tu non fare questo o quello” e non “si deve fare questo o quello” . Naturalmente, la legge deve essere basata su sistemi etici fondamentali, fondarsi molto di più sulle tradizioni e costumi come riportati nei precedenti della giurisprudenza. Le leggi che soddisfano questi requisiti, cioè, che sono regole generali e che, inoltre, sono a lungo termine, astratte, e ugualmente applicabile a tutti, si impongono naturalmente: è l’autorità della legge si pone in contrasto con il caso oposto, della legislazione, fatta da comandi derivanti dal diritto positivo, che fornisce priorità alla forma e al numero e che si trasforma in vera e propria caricatura della legge ed è, pertanto, nemica della libertà.

Accettando questo fatto, è comprensibile l'impegno profuso da tutti i pensatori liberali come Bruno Leoni per dimostrare come il godimento della libertà, ovverosia l’assenza di coercizione, sia un elemento chiave che consente all’uomo di superare la sua ignoranza circa i processi che gli consentono di conseguitre i fini che si è prefisso. È chiaro che la libertà deve essere ancora di più valorizzata come conoscenza inferiore: se la nostra conoscenza fosse piena, vale a dire, se fossimo onniscienti, la libertà perderebbe valore come base dell'evoluzione delle società umane. Quando la legge non soddisfa le caratteristiche di negatività può esserci deterioramento e anche distruzione della libertà. È importante notare che l'accettazione del principio di libertà negativa implica necessariamente il concetto di responsabilità individuale.

Non è il numero di leggi di una società che dovremmo prendere come modello nella nostra analisi. Al contrario, maggiore è il numero di leggi, minore è l'efficienza del sistema giuridico. O, come affermato da Tacito, «più corrotta è la Repubblica, più corrotte sono le leggi». Ciò che conta è la qualità delle leggi, non la quantità.

È importante che segnalare che la predominanza di un concetto negativo nel pensiero liberale non è limitata solo alla libertà e al diritto. Si estende anche alla propria visione dello Stato e al concetto di felicità umana. Leoni sapeva perfettamente che ciò che fornisce la massima libertà di scelta individuale non è la forma di governo che la società adotta, ma l’ampiezza del potere che viene concesso allo Stato. Così, il liberalismo vede la democrazia come un semplice mezzo di governo, che è tenuto in grande c o n s i d e r a z i o n e solo perché si è rivelato il migliore in mezzo ad altri sistemi. Da qui la necessità, sostenuta da liberali, di stabilire dei meccanismi istituzionali per contenere il potere dello Stato entro precisi confini, oltre i quali la sua azione diventerebbe lesiva dei diritti individuali fondamentali.

Per quanto riguarda l'idea della felicità umana, la grande lezione di Leoni, Hayek e degli altri giganti del pensiero liberale è che il liberalismo rifiuta la convinzione, basata sul razionalismo costruttivista, secondo la quale coloro che fanno la legge e chi è al potere hanno sufficienti conoscenze per imporre il loro particolare concetto di felicità agli altri. Così, riconoscendo la nostra mancanza di conoscenza, dovremmo lasciare che ciascuno, nella propria condizione locale, sai libero di ricercare la propria felicità.

È molto difficile riassumere il pensiero del grande Bruno Leoni nelle poche righe di questo contributo, ma si può tranquilamente ritenere che la sua visione della legge negativa è uno degli elementi più importanti del pensiero di questo giganto italiano. Infine, è importantissimo notare che una tale visione del ruolo della legge e del sistema legale sia l’unica veramente coerente con un’economia di libero mercato.

 

 

Università dello Stato di Rio de Janeiro (Brasile)

 

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