Nov. 2015 - SPEZZARE LE CATENE DELLO STATALISMO

Artigo do Mês - Ano XIV– Nº 164 – Novembro de 2015

Una società libera esige meno Stato e meno vincoli e più opportunità per le forze vive e imprenditoriali

[Pubblicato nella Rivista Liber@mente: La Rivista Aperta di Informazione e Diffusione di Conoscenza, numero 4/2015,  Ottobre-Novembre-Dicembre di 2015, editata da Fondazione Vincenzo Scoppa, Catanzaro, Calabria, Italia, www.fondazionescoppa.it]

statalismoEsiste in molti paesi un atteggiamento culturale molto pericoloso e distruttivo. Mi riferisco alla convinzione di molte persone che lo Stato sia in grado di risolvere i loro problemi particolari.

Lo Stato moderno, come ha detto Daniel Bell, è diventato «troppo grande per risolvere i piccoli problemi e troppo Piccolo per risolvere i grandi problemi». In realtà, molti di questi grandi problemi sono stati creati dallo stesso Stato, quando ha cominciato a intervenire nella vita della gente in modo crescente e travolgente, in particolare a partire dagli anni ‘30 del XX secolo. Infatti, come decenni di pratiche opposte al liberalismo attestano, lo Stato non solo non è in grado di risolvere i problemi individuali ma addirittura li aggrava. È un fenômeno che si verifica in tutto il mondo, con differenze da paese a paese. Tuttavia, la caratteristica propria dell’ethos di questa entità è che per molti esso sarebbe al di sopra del bene e del male. A dire il vero, non è altro che un agente di coercizione in grado di sottarre i nostri soldi, per servire lui stesso, in conformità degli obiettivi dettati dalla politica. 

E quali sono questi grandi problemi creati dallo Stato? Possiamo citarne alcuni: la disoccupazione, l'inflazione, l'economia stagnante, l’elevato debito pubblico del settore (che viene sempre pagato con le nostre risorse) e le aliquote fiscali esorbitanti che

 

scoraggiano l’attività imprenditoriale. Come osservato da Margaret Thatcher, non ci sono le risorse “pubbliche”, ci sono solo le risorse delle famiglie prelevate da questa entità tentacolare, il cui scopo dovrebbe essere quello di servire il popolo di un paese, ma che si comporta come se fosse il proprietário del proprio paese e quindi della popolazione, dei suoi desideri, aspirazioni e destini. Infatti, uno dei grandi mali – forse il più grande di tutti - degli ultimi 100 anni è stato la crescita delle attività e delle funzioni statali. Quali sono le principali ragioni di questa crescita, che ha significato, in breve, la contrazione della nostra libertà? Prima c’è stato il relativismo morale, emerso nel momento in cui Nietzsche decreta la “morte di Dio” nella seconda metà del XIX secolo. Il giusto ha cessato di essere giusto, e ciò che è sbagliato ha cessato di essere sbagliato, perché tutto sarebbe “relativo”. Questo attacco ai valori morali fondamentali, che hanno sostenuto per millenni la civiltà occidentale, ha fatto emergere un vuoto, un vuoto di potere riempito dalla crescita dello Stato, sia per via totalitaria, come nell'Unione Sovietica comunista e nella Germania nazista, che per via “democratica” come nell’ Europa del dopoguerra. In secondo luogo, con ária apparentemente “scientifica”, rafforzative di questo comportamento di crescita dello Stato tentacolare, vi sono le idee interventiste di John M. Keynes, che costituivano e sfortunatamente costituiscono ancora la giustificazione ideale a favore di qualsiasi uomo politico per poter divorare il bilancio delle famiglie. Con la scusa di aiutare i cittadini, la classe dirigente - che costituisce nel complesso lo Stato – è in grado di fare un vero e proprio saccheggio e um grande ricatto, offrendo una “protezione sociale” che non è mai esistita o esisterà. In terzo luogo, abbiamo un problema serio di mentalità, caratteristica delle regioni e dei paesi poveri, come ad esempio la regione nord-est del mio Brasile o la Calabria, terra dei miei avi. Purtroppo, prevale in questi luoghi un atteggiamento passivo da parte della popolazione che si comporta verso il mostro Stato come um cucciolo in attesa del cibo che sarà offerto dal proprietario. L’impressione avvertita da me è che in queste aree un gran numero di persone crede chiaramente che ló Stato sia in grado di far scendere la manna dal cielo e quindi migliorare la loro vita.

Quante risorse prelevate da coloro che pagano le tasse sono state spese per programmi di governo aventi come obiettivo lo “sviluppo” di queste regioni? Quanti fondi sono stati erroneamente investiti? Quanta corruzione c’è stata in tanti anni di programmi che avrebbero dovuto portare sviluppo, ma che hanno solo causato e continuano a causare arretratezza? Mi sono limitato a citare solamente questi tre problemi legati alla presenza dello Stato nella nostra vita, ma ve ne sarebbero altri. Perciò è necessario lavorare duramente affinchè questi problemi siano conosciuti dal maggior numero possibile di persone. Dobbiamo far capire che lo Stato non potrà mai servirli come ingenuamente si aspettano. In questo senso, sono davvero positive le iniziative che la Fondazione Vincenzo Scoppa promuove o g n i anno, dalla pubblicazione della rivista Liberamente alla Scuola di Liberalismo, alle altre iniziative di rilevante valore culturale. Il grande Ludwig von Mises, esponente della Scuola Austriaca di Economia, sosteneva che le idee sono più potenti degli eserciti. Sappiamo che le idee possano migliorare o peggiorare la vita delle persone. Pertanto, la nostra battaglia, la nostra guerra, la nostra crociata dovrebbe essere diretta a diffondere ovunque le idee liberali perché sono le sole ad aver dimostrato storicamente, di poter migliorare le condizioni di vita dei cittadini. È opportuno far comprendere alle persone che lo Stato non è la soluzione, ma è nella maggior parte dei casi il problema, un gran problema. È necessário anche far capire che il miglioramento della loro condizione di vita richiede la liberazione dalle catene dello Stato. Dobbiamo ancora far sapere quanto sia importante la libera impresa e lo spirito imprenditoriale, e ancora quanto sia essenziale un incoraggiamento a queste qualità dal punto di vista normativo, al contrario di quello che accade oggi.

La crisi che il mondo si trova ad affrontare oggi è propizia per diverse riflessioni. La prima è che la crisi è stata creata dallo Stato moderno, come risultato della sua massiccia intrusione nella vita dei cittadini. Di conseguenza la soluzione comporta necessariamente la riduzione della dimensione dell'azione statale e della sua influenza sulla nostra vita. Il nostro obiettivo dovrebbe essere quello di rompere le catene imposte dallo Stato, che ostacolano il pieno esercizio della libera impresa attraverso una eccessiva regolamentazione ed imposizione fiscale. Coloro che sono consapevoli dell'importanza della liberta individuale sanno che lo Stato, come ho detto, non è la soluzione di nulla; è il problema, un problema enorme!

Il nostro compito è combattere contro questo mostro di teste multiple, come l’Idra di Lerna, la seconda delle dodici fatiche di Ercole, un grosso drago con nove teste di cui una immortale. O lo facciamo o perderemo la nostra libertà passo dopo passo.

Per sempre.

 

Un. dello Stato di Rio de Janeiro (Brasile)

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